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IL fascismo: Dal '21 alla "Marcia su Roma"

  

L'esito delle elezione mise fine all'ultima esperienza di governo del Giolitti che si dimise ai primi di luglio del '21. A sostuirlo fu Ivanoe Bonomi, ex socialista, che inizialmente tentò di far uscire il paese dalla guerra civile che lo stava profondamente lacerando.

Una tragua teorica fu il cosiddetto “patto di pacificazione” fra Fascisti e “Arditi del popolo”, che prevedeva la rinuncia alle armi da ambo le parti in lotta.


Gli Arditi erano un'organizzazione antifascista nata nell' estate del 1921 da una scissione della sezione romana degli Arditi d'Italia per iniziativa di un gruppo di iscritti guidati dal simpatizzante anarchico Argo Secondari ed appoggiati da Mario Carli: l'obiettivo della scissione fu quello di opporsi alla violenza delle camicie nere.

Questo movimento si opponeva alle spedizioni punitive fasciste, creando vere e proprie milizie per la protezione dei quartieri e dei centri oggetto di attacchi armati da parte dalle "squadracce" fasciste. In sintesi gli Arditi del Popolo furono l'organizzazione militare antifascista di fronte unito, a forte componente anarchica e comunista, in cui si coagularono le formazione di difesa proletaria.


La firma del patto da parte di Mussolini era in realtà una strategia momentanea per permettere al Movimento Fascista di inserirsi nel gioco politico “ufficiale”. Questa scelta si scontrò però con i fascisti piu intransigenti, i cosiddetti “Ras” o capi locali, fra cui "Balbo" a Ferrara, "Farinacci" a Cremona e "Grandi" a Bologna. Essi arrivarono Quasi a sconfessare la leadership di Mussolini, il quale, per non incappare in un mancato loro appoggio , visto ancora come fondamentale, “Sconfessò” il patto di pacificazione nel Congresso dei Fasci tenutosi a Roma ai Primi di Novembre del '21. I Ras rinnovarono la fiducia a Mussolini e accettarono la trasformazione del Movimento dei fasci di combattimento in “ Partino Nazionale Fascista” (PNF) che inizialmente poteva contare su una base di oltre 200.000 iscritti.


Consumata la parabola del ministero Bonomi, nel Febbraio del '22 fu nominato capo del governo Luigi Facta, un giolittiano dalla personalità alquanto sbiadita.

Con la costituzione del ministero Facta l'agonia dello stato Liberale entrò nella sua fase culminante, dando ancora più forza al dilagante fenomeno squadrista.


La forza del Fascismo va forse spiegata nella duplice manovra che lo sosteneva: da una parte la "violenza armata", che, dalla primavera del '22 si espandeva a macchia d'olio in molte province, tra cui Ferrara, Bologna e Cremona con occupazioni in armi di intere città; dall'altra con la "manovra politica", a cui i dirigenti Socialisti non seppero dare una sufficiente risposta né sul piano della tattica parlamentare, né da un punto di vista della mobilitazione di massa.

Tardiva fu la decisione di un gruppo parlamentare del PSI, nel luglio 1922, di staccarsi dalla linea massimalista del partito per sostenere la creazione di un governo di coalizione democratica ai fini di frenare Mussolini nella sua scalata al potere.

Addirittura “suicida” fu la scelta di indire per il Primo Agosto, uno sciopero generale legalitario in difesa delle libertà costituzionali. I fasci si atteggiarono a custodi dell'ordine pubblico, profittando della situazione per lanciare una nuova e più violenta offensiva contro il movimento operaio. Per un'intera settimana i Fasci scatenarono la loro violenza nelle ultime “Roccaforti Proletarie” come Milano, Genova, Ancona, Livorno e Parma ( L'unica città a resistere validamente ), incendiando e distruggendo circoli, sedi di giornali, organizzazioni socialiste e sezioni.

Il movimento operaio usciva da questa prova moralmente e materialmente distrutto.

Unica conseguenza fu la scissione che ne Psi riguardò la corrente riformista di Turati, che ai primi di Ottobre del '22 fondarono il “Partito socialista Unitario”

Conquistato l'appoggio delle piazze e sbaragliata l'opposizione socialista, adesso per i Fascisti di Mussolini si poneva il problema concreto della “conquista del potere”.

C'era da accontentare le richieste dei sotenitori ed evitare una reazione di rigetto da pertedi quelle frange moderate, che inizialmente si erano serviti del Fascismo per disfarsi del "Pericolo Rosso"

Mussolini giocò ancora una volta su due fronti: Da un lato si assicurò l'appoggio delle forza liberali in vista della creazione di un nuovo governo, tranquillizzò il re, sconfessando ogni simpatia per la Repubblica e si guadagnò il favore degli industriali, annunciando di voler ridar spazio all'iniziativa privata; dall'altro lato lasciò che l'apparato militare fascista si preparasse apertamente per la presa del potere mediante “un colpo di stato”.

La “marcia su Roma” fu un progetto che prevedeva la mobilitazione di tute le forza fasciste per il 27 Ottobre.

Più che contare sulla “forza militare”, Mussolini voleva attuare una pressione politica nei confronti di un governo assai debole, godendo della benevola neutralità della corona e delle forza armate e In effetti fu l'atteggiamento del re a risultare decisivo. Vuoi per una diffidenza delle forze armate, vuoi per evitare una guerra civile, egli si rifiutò di firmare il decreto per la proclamazione dello “stato d'assedio” preparato in fretta e furia dal dimissionario governo Facta, aprendo le strade così, alle camice nere e a Mussolina che sopraggiungeva intanto da Milano.

La mattina del 30 Ottobre, mentre migliaia di squadristi entravano a Roma, Mussolini fu ricevuto dal Re. La sera stessa il Governo era già pronto, ne facevano parte Liberali Giolittiani e di destra, Democratici e Popolari.
 
Almeno formalmente nessuno si rese conto della gravità della situazione. Convinti da un lato, di aver attuato una rivoluzione tanto voluta, sorpresi e indifferenti dall'altro, dal momento che di fatto le istituzioni erano state rispettate.

In realtà era il sistema liberale ad aver subito un colpo mortale.
Pochi capirono che il cambio di governo ben presto avrebbe voluto dire un cambio di regime.

Pubblicato il 20/3/2009 alle 19.45 nella rubrica Storia.

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