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Il Fascismo: Dallo squadrismo agrario alle elezioni del 1921..

  

E' dopo il secondo congresso del "Comintern" o terza internazionale, [che definiva nei suoi "21 punti" i requisiti a cui i partiti socialisti europei dovevano sottostare (denominazione dei partiti aderenti di "partito comunista" ed espulsione degi elementi riformisti dal partito)], la conseguente nascita nel '19, a Livorno, del "Partito comunista d'Italia" e la fine dell'occupazione delle fabbriche, che l'ondata di protesta del biennio rosso si esaurisce, portando con se, all'interno della società italiana e delle classi medie soprattutto , un senso di insicurezza e di sfiducia nei confronti delle istituzioni democratiche, viste non più in grado di garantire quella quiete sociale gia sconvolta dalla prima guerra mondale. E' quando lo "Spettro del comunismo" si affaccia con più insistenza che il riflusso anti-socialista cresce con forza. La nascita di un nuovo fenomeno di violento squadrismo, del tutto estraneo al passato, era lo specchio del declino che la classe operaia stava attraversando: indebolimento del potere contrattuale dei lavoratori, disoccupazione in forte aumento, processo di crisi recessiva che in quel momento attraversava l'intera europa. " Il Fascismo Agrario" era il riflesso del mutamento che i "fasci di combattimento" di Mussolini avevano iniziato. Accantonato il progetto radical - democratico, i fasci si riconoscevano ora in strutture paramilitari (Le squadre d'azione), che andavano indirizzando la loro azione distruttiva nei confronti delle oraganizzazioni contadine della Valle padana. Cavalcare l'onda antisocialista era stata un'idea di Mussolini: azzeccata tra l'altro. Va ricordato che le leghe socialiste avevano creato un "sistema" apparentemente inattaccabile con cui controllavano il mercato del lavoro. Disponevano di una fitta rete di cooperative e non meno, di buona parte delle amministrazioni comunali dell'Emilia e della Romagna. Questa apparente indissolubilità celava al suo interno però un fattore di grande debolezza. Se da un lato questo sistema non era privo di una certa dose di autoritarismo, per altro verso il contrasto con le categorie intermedie (mezzadri, affittuari, salariati fissi) minavano la compattezza di leghe rosse e amministrazioni socialiste.

A dare il via al processo di disgregazione del sistema socialista, e alla conseguente nascita del Fascismo agrario furono i cosiddetti “Fatti di palazzo D'Accursio”.

Siamo a Bologna, è il 21 novembre del 1920 e nella sede del comune si sta per insediare la nuova amministrazione socialista. E' a questo punto che i fasci si mobilitano per impedire l'insediamento “Rosso”: ci sono scontri fuori dal palazzo comunale e per un tragico errore i socialisti sparano sulla folla uccidendo alcuni dei loro sostenitori. I fasci si mostrarono subito pronti a strumentalizzare gli eventi, provocando un’ ondata di ritorsioni antisocialiste in tutta la provincia.

Mentre il partito fatica a reagire, il fascismo agrario comincia a rafforzarsi e a trovare dei ricchi sostenitori. Sono i Grandi proprietari terrieri che, vedendo finalmente nei Fasci lo strumento atto a stroncare il potere delle leghe, cominciano a sovvenzionarli generosamente. Nel mentre, nuove giovani reclute entrano a far parte delle squadre d'azione.

Nel giro di pochi mesi gli attacchi alle leghe rosse, ai circoli, alle sedi delle cooperative socialiste (incendiate e devastate) aumentano a dismisura, espandendosi in tutta la Valle padana, in Toscana, Umbria ma non al Sud, fatta eccezione per la Puglia. Anche le ritorsioni personali non mancano. La maggior parte delle amministrazioni “rosse” sono costrette a dimettersi sotto le violenti pressioni di esponenti “Neri”; e sciolte sono molte leghe, il cui personale è indotto con le buone o con le cattive ad aderire alle nuove organizzazioni istituite dai Fasci. Il perché di questa disfatta socialista va sicuramente individuato nel NOTEVOLE REGIME DI IMPUNITA' di cui il fascismo potè inizialmente giovarsi; della neutralità o addirittura del sostegno che provenuiva dalla classe dirigente liberale che rendeva la lotta tra fascisti e socialisti da principio “impari”. La forza pubblica non si oppose mai alle azioni squadriste e lo stesso Giolitti, tornato al governo nel giugno del '20, cercò di spalleggiarlo e di utilizzarlo per poi tentare di incanalare i Fasci nelle istituzioni liberali, per cercare di tenere a freno la violenza fin li mostrata.

E' con le elezioni del 1921 che i fascisti compiono sensibili ed evidenti passi in avanti verso il controllo del potere, inclusi dal Giolitti nei cosiddetti “blocchi nazionali”, liste di coalizione con cui i partiti costituzionali si unirono per impedire il successo dei partiti di massa. I Fascisti ottenevano così una legittimazione da parte della classe dirigente, senza che la violenza squadrista diminuisse. Anzi! La campagna elettorale servì da spunto per aumentare le intimidazioni e le violenze contro gli avversari.

I risultati elettorali premiavano a metà l'intento dei blocchi nazionali di frenare i partiti di massa:

i Socialisti si attestavano al 25,5%, mentre il partito Comunista era fermo al 5%. Rafforzati i Popolari, non riuscivano a raggiungere la maggioranza i Blocchi Nazionali di Giolitti. Sostanziale novità fu l'ingresso in Parlamento di 35 deputati Fascisti capeggiati da Mussolini...


...To be continued

Pubblicato il 6/3/2009 alle 1.4 nella rubrica Storia.

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