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IL PRESIDENTE EMERITO "SCALFARO" PARLA ALLA MANIFESTAZIONE DEL PD IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE

L'Italia "democratica e civile" alza la voce da piazza Santi Apostoli, il luogo che fu di Prodi e dell'Ulivo e dove gli eredi di quella tradizione oggi si sono dati appuntamento per fare muro contro quelli che definiscono i tentativi di destabilizzazione della democrazia, difendere la Costituzione e ribadirne il valore.

Un lungo intervento per ricordare il senso della Carta e ribadirne il valore
"E' nata PER UNIRE, non per dividere
, dire che è filocomunista è solo frutto di ignoranza"
.

Un legame profondo, quello che unisce il presidente emerito alla Costituzione, tanto che a un certo punto Scalfaro è ad essa che si rivolge direttamente: "Carta, noi ti vogliamo bene, ti amiamo, e dobbiamo chiederti scusa se qualche volta sei stata travisata". Ma quello del magistrato è soprattutto un lungo e accorato appello all'unità, nel nome di una legge fondamentale "nata per unire, mai per dividere perché sarebbe tradirla", scritta "per tutto il popolo italiano, perché lo Stato è la casa di tutti". Ed è proprio quando usa parole come Stato, Paese, unità, fratellanza, solidarietà che dalla piazza si levano gli applausi più sentiti.

Cede alla commozione ma anche a qualche battuta, quando si abbandona a un viaggio nella memoria che è anche lezione di Storia, la sua famiglia emigrata dalla Calabria, il Ventennio, la tessera del pane, le ingiustizie della dittatura, spettro più volte evocato davanti a una piazza che è lì per scongiurarne il ritorno. E quando per la prima volta la maestra, alle elementari, gli spiegò l'origine della parola democrazia, "disse 'viene dal greco', e per me fu come se mi avesse detto 'viene dalla Bufalotta', poi mi spiegò 'viene dalla lingua greca, significa governo del popolo'".

Per questo, insiste, la Costituzione "si cambia con i due terzi e questo bisogna ricordarselo sempre. Non abbiamo mai detto che non si può cambiare. Vogliamo aggiornarla, ma non è possibile che sia stravolta, non si possono toccare i suoi valori fondamentali".E cita l'esempio del 2006, quando l'allora maggioranza non rispettò questo principio e poi il referendum popolare bocciò quella riforma: "Il popolo non può non contare nulla. C'era una norma in base alla quale il primo ministro poteva mandare a casa tutto il Parlamento, era un primo ministro onnipotente, ma l'onnipotenza non va daccordo con la democrazia".

I manifestanti un po' friggono, qualcuno vorrebbe l'attacco diretto, ma Scalfaro ribadisce, "non siamo qui per inutili polemiche"."Fermiamoci, dice - perché è anche sbagliato esagerare con certe dimostrazioni, potrebbero essere interpretate come il tentativo di tirarsi il presidente da una parte, invece lui è e deve essere super partes".

Ma non passa troppo tempo e quel nome, tanto atteso dalla folla, lo fa. "Ci rivolgiamo al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con rispetto per la carica che ricopre e per dirgli, con pacatezza, presidente, la Carta vuole unire e non dividere, e chiedergli di non farci vivere giorni di timore per la patria e la democrazia".

Berlusconi "in questi giorni ci ha fatto preoccupare", afferma Scalfaro che ricorda le affermazioni del presidente del Consiglio, poi ritrattate, sulla modifica della Costituzione. "Io non faccio valutazioni - aggiunge Scalfaro - perché non ho il compito di giudicare, ma io sono testimone delle prime dichiarazioni e delle seconde, e quindi ho titolo per rivolgermi a Berlusconi con rispetto per la sua carica". Ma non esita a dire che "affermare che la Costituzione è filocomunista è solo frutto di ignoranza".

Un appello sentito nel quale trova spazio anche una reprimenda nei confronti dei sindacati. "Mi fa soffrire il pensiero che domani c'è una manifestazione e che i sindacati siano rotti, perché quando c'è rottura significa dare un pezzo di vittoria alla controparte. Vorrei invece che domani partecipassimo tutti - conclude - con spirito unitario, quello che serve in questo momento perché è la forza della politica con la 'P' maiuscola".

L'appello all'unità torna nella conclusione. "La Carta è per unire. Che nessuno mai la usi per dividere. Facciamo di tutto perché questo sia sempre vero".

Da Repubblica 13/02/2009






Pubblicato il 13/2/2009 alle 18.29 nella rubrica Attualità.

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