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QuartaDimensione

Memoria

Poesie Nostrane 15/9/2010

Tutto questo dolore.

Come fonte di scusa.


Il mio demone invade,

verità chenasconde.


La mia parte lucente,

dico esser menzogna,

dualità cheostinata,

ripropone il disegno.


Ritmico, Ritmato, Sincopato, Adirato..

Sentire leggero.


Io Ricordo quel sogno,

chessì premonitore,

mi avvertiva del senso,

con fallace visione.


Mi prometti verità,

tu lucente vendicazione,

Nel memento attuale,

tutoriale a metà.


Embrance


Il dolore. Il patire.

L'attesa sfiancante,portante a liberazione.

Da sensazioni che toccandol'estremo, sfiorano vibrando l'equilibrio.


Quando il tatto si fa tuo.

Quando è lei atitubare,

Se l'intuito non sisbaglia,

Accecante verità.


Me ne fotto del pensiero,

Caldamente irrazionale,

mio fuggir che necessario,

riconduce a santità.


La tua vita guarda..

Ti parla.


Solitario,

vostro tempio,

mio candore,

componimento.


Colorata scia dorata,

stelle in cielo chedanzanti,

memoriale per quei santi,

respirando vacuità.


Smetto,

in preda a spasmi dipaura.

Vivere attimi di irrealtàprofonda,

incubi neri,

quadrilateri stanchi,fatti a pezzi.

Li che guardo sotto alpozzo,

il mio baratro nascosto.


Finzione..

E falsità.


Il vomito dentro.


Atterrito,

da quel senso di cagione,

debolezza che diviene,

sperimento vanità.


Deliranza mia beata,

inventando verità,

nello stagno del nuziale,

porno attrici.

Oscenità.


Amare e basta.

Accettare l'inesistenzaimpossibilitata

della perfezione.


In terra creata.


Uomo ansimante.

Uomo molesto.

Viva natura.

Creatore imperfetto.


All'occhio di chi, infretta va ad aprire,

seconde le porte,

scordate le prime.


Il dubbio malato, algiorno di oggi,

al passo di ieri,

domani è vicino.


Miriade oggi stanca, digente e di vendetta,

capisco orà me forte,

spirìto che mimò.



Se fossimo ad una festa, eti sentissi lontana, in gesti e sguardi,

mi eviti e poi, delirio indivenire.


Dolore nascosto.

Ostinatezza e oscurità.

Ricercata con gioia.

La mia mela a metà.


Tu con loro.

Tu con lui.

Cose accadono,

cose succedono.


Manterrò parte dime tutelata,

mio brandello di cuore

punzecchiato da fango.

Debolezza.


Iniquità.


Devo drogarmi di gente.

Di socialità.

Ma come faccio a reggerel'urto?

Della diversità.


Accettare se stessi,

rispecchiati negli altri,

testimone mi è iltempo,

Mio ricordo a metà.


Ti regalo metà deimiei averi,

perchè tu possafarne buon uso e diletto,

il mio spirito avverte,

è la voce, il mio letto.



Ti vedo giàilluminata.

Mia dolce fantasia.

Riscontro nella realtàattuale la differenza fra esistente e desiderabile.

Perfino pensando a me..

noto la mancanza di quel“che” congiunzione fra quegl'astri risplendenti.

Soffia forte,

soffia vento mio,

cullami quando lo spiritorisorge,

quando la divinitàdiscende d'incanto su di me,

brulla carne lasciata aseccare.


Il mio cuore.

Coincidenza.

Di caso e necessità.

Poca speranza.

Rispecchio sorriso dellatristezza.


Rassegnazione,

sconforto e sgomento.


Tocco la dualitàche riunisce il divino.


Corpo unico mai creato,

autogenerato,

da energia, per noi poveriesseri, inimmaginabile.

Saggezza e scintillemulticromatiche

nel giorno mio oscuro chedeclina,

crepuscolo albeggiante,

speranza veggente,

di rinascita briosa,

frizzantina èl'acqua che discende da chiara fonte.


Mitiga.


Il sudore del vivere.

Fuoriesce da spogliafronte.


Rabbia, Rossore, RoboanteUlulato,

è il mio Lupo chealato,

si ridesta molesto,

da quel fosso mio innato.

In cima alla Rupe.

L'alto sguardo.


Lui piange.


Pioggia a scrosci,

la nuvola tuona,

la luna è coperta,

metà che risuona.


Sergio 010

Live'n  Memory


Sergio Neri - Tutti i diritti Riservati





permalink | inviato da Menti_illuminate il 15/9/2010 alle 23:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Art 1 La Persona in quanto essere umano evoluto, deve considerarsi una piccolissima parte della totalità delle forme di vita presenti nell'universo. Esse sono da considerarsi come cosa unica, indivisibile e inviolabile. Vi è daltronde, la comune accettazione, che l'unicum creato sia composto di un'infinità di particelle, ognuna differente e costante l'una dall'altra, mutevole nel tempo.