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Human Rights Watch denuncia gli eccessi della lotta al terrorismo

Attualità 15/6/2009

 NAZRAN (INGUSCEZIA) - Il monumento alle vittime dell'oppressione politica consiste in un fascio di cinque torri d'avvistamento, alte una ventina di metri, tra le cui cuspidi svolazza uno stormo di corvi grassi e chiassosi. È qui che ci dà appuntamento Gairat Gardanov, 43 anni, insegnante di matematica e attivista dell'unico e semi-clandestino movimento d'opposizione inguscio. "È più prudente incontrarsi al mausoleo, perché loro non ci vengono mai". Loro chi, gli chiediamo? "Gli assassini, ossia i poliziotti, i terroristi o i banditi", sorride Gairat, mostrando una chiostra interamente dorata.

Nell'ultimo anno, in Inguscezia ci sono stati più morti ammazzati che nella vicina Cecenia. Secondo Human Rights Watch, la più autorevole organizzazione per i diritti umani, l'Inguscezia è diventato il luogo più violento del Caucaso e gli eccessi della lotta al terrorismo rischiano di scatenare un conflitto cruento come è stato quello ceceno. "Ogni giorno, le milizie dei servizi di sicurezza dell'Fsb compiono rastrellamenti 'preventivi', come li chiamano loro. Sequestrano gli uomini e li torturano", dice Gairat.

Il 31 agosto scorso, l'avvocato Magomet Evloev, leader dell'opposizione e fondatore del sito online più critico nei confronti del potere è stato prelevato dalla polizia e assassinato con un colpo di pistola alla tempia. "Un tragico incidente": questa la versione fornita dalle autorità. Per reciprocità, il 30 settembre, un kamikaze si è fatto esplodere al passaggio dell'auto del ministro dell'Interno, Musa Medov, che si è salvato per miracolo.

Prima di entrare a Nazran, Gairat ci porta nella vicina Magas, la nuova capitale della repubblica russa. Qui ci sono la sede del governo, qualche banca e una base dell'Fsb protetta da alte mura di cemento armato. Magas non conta più di 600 residenti, è circondata da posti di blocco e ostenta imponenti edifici postmoderni, in puro stile putiniano. Alle undici del mattino, le strade sono ancora deserte.

"È la roccaforte delle milizie filogovernative - spiega Gairat - da qui partono per compiere le spedizioni punitive nelle campagne o nei villaggi di montagna. E qui, dopo aver compiuto i loro crimini, vengono a rifugiarsi". Il centro di Nazran è invece intasato di auto, molte senza targa. Tra signore impellicciate e uomini con il colbacco d'astrakan, trotterellano popolose mute di cani randagi. Le case di mattoni rossi di questa città di mezzo milione da abitanti ricordano architettonicamente quelle del New England.

"Il nostro popolo è diviso, come a Grozny prima della guerra - racconta il commerciante Hamzat Ciaranov, anche lui con la bocca piena di denti d'oro - alla violenza delle milizie di Stato i terroristi rispondono come possono. Ma sono divisi in piccole bande rivali. Tra loro c'è chi vuole il potere, chi i soldi, chi vendicare un parente torturato e ucciso. Troppo spesso, però, in mezzo a questa guerra ci finisce un innocente. Un mese fa, in uno scontro a fuoco, è rimasto per sbaglio ucciso un bimbo".

Stupisce la ricchezza di Nazran. Molte case sono state restaurate di recente, il centro è colonizzato da nuovissimi e affollati centri commerciali, il traffico è composto per lo più da macchine di grossa cilindrata. Sui banchi di pesce del mercato troneggiano confezioni di caviale daghestano di contrabbando, a 600 euro al chilo. "Il premier Putin è un uomo molto astuto - dice Gairat - ha capito che per vincere la sua guerra contro il terrorismo la repressione non basta perciò, dopo aver inviato i più feroci tagliagola del suo esercito, ha inondato la repubblica di rubli".

Nazran è a pochi chilometri dall'Ossezia del Nord, e da un altro mausoleo, quello di Beslan, dove quattro anni fa un commando di terroristi, alcuni dei quali ingusci, massacrò 200 bambini. Tra le due città, stazionano carri armati delle forze d'interposizione russe, per via di un antico contenzioso, acceso dalla crudeltà di Stalin e non ancora sopito. Nel febbraio del 1944, accusandole di collaborazionismo con i nazisti, il dittatore sovietico fece deportare, in un solo giorno, le popolazioni dell'Inguscezia e della Cecenia. Cinquecentomila persone furono caricate su carri bestiame e spedite in Siberia e Kazachstan.

Gli ingusci furono riabilitati soltanto nel 1956, dopo la morte del Piccolo padre. Ma chi era sopravvissuto a dodici anni di gulag, una volta tornato in patria trovò la sua casa e la sua terra occupate dai ossetini provenienti dalla Georgia. Quel conflitto permane tuttora, e a volte s'infiamma con violenza, come accadde negli anni Novanta, quando nel distretto di Prigorodni gli scontri tra ingusci e ossetini provocarono 546 vittime civili.

Nel suo ultimo rapporto sull'Inguscezia, Human Rights Watch documenta la "sporca guerra" delle forze di sicurezza. Descrive decine di detenzioni illegali, torture e atti di crudeltà, sparizioni forzate ed esecuzioni sommarie. "I crimini in Inguscezia rievocano le migliaia di casi di sparizioni forzate e omicidi che hanno afflitto la Cecenia per più di un decennio", scrive Tanya Lokshina, incaricata delle ricerche sul campo. "Le brutali politiche anti-insurrezionali della Russia si stanno guadagnando l'ostilità della popolazione".

Per via delle leggi anti-terrorismo, il personale di sicurezza responsabile di violazioni dei diritti umani non è perseguibile. Dice l'attivista Albert Khantygov: "La polizia ha stilato liste di giovani islamici. Quando ne ammazzano uno, la gente pensa: "Hanno ucciso un islamico, allora è vero che gli infedeli ci fanno la guerra". E così sono sempre più numerosi i giovani che s'arruolano nelle fila dei guerriglieri". Proprio come sognava, poco prima di venir ucciso, il leader del terrore ceceno Shamil Basaev.



permalink | inviato da Menti_illuminate il 15/6/2009 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Art 1 La Persona in quanto essere umano evoluto, deve considerarsi una piccolissima parte della totalità delle forme di vita presenti nell'universo. Esse sono da considerarsi come cosa unica, indivisibile e inviolabile. Vi è daltronde, la comune accettazione, che l'unicum creato sia composto di un'infinità di particelle, ognuna differente e costante l'una dall'altra, mutevole nel tempo.