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"Banana Republic". Ecco quanto "lavorano" i politici italiani

Vita da politico 24/3/2009

MESI CORTI, SETTIMANE BIANCHE

Di Guido Quaranta (L’ESPRESSO 26 marzo 2009)

 

Da lunedì 2 marzo nel palazzo di Montecitorio è in vigore il “mese corto”. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha infatti concesso ai deputati di dedicare una settimana, ogni mese, al popolo sovrano. In altre parole, li ha invitati a preoccuparsi degli elettori della propria circoscrizione e a preoccuparsi dei loro problemi locali. L’iniziativa è lodevole, ma c’è sempre un ma. Oggi gli onorevoli non sono più scelti dal popolo sovrano perchè da tre anni vengono imposti dai dirigenti dei partiti di appartenenza e, quindi, in pratica, non devono più preoccuparsi delle difficoltà degli elettori, bensì del volere dei big politici. "Io continuo a prestare attenzione ai miei concittadini", dice un parlamentare barese di lungo corso, Pino Pisicchio, "ma la maggioranza dei nuovi colleghi si fa gli affari suoi. Due deputati mi hanno raccontato, per esempio, che hanno approfittato della settimana libera per farsi la settimana bianca". Il “mese corto” non è l’unico benefit di cui i deputati dispongono. Da anni ne hanno un altro, la “settimana corta”, cioè la facoltà di lavorare solo tre giorni su sette, dal martedì mattina al giovedì pomeriggio (questo è il tempo che molti trascorrono nelle aule della Camera). E dato che a Natale, Pasqua e durante l’estate vanno in ferie molto più a lungo degli altri lavoratori, gli onorevoli hanno pure l’”anno corto”. L’unica a non essere “accorciata” è l’indennità parlamentare (14mila euro mensili). Giorni fa un deputato cosentino, Francesco Laratta, insieme a due colleghi ha suggerito di ridurla del 25% a favore dei disoccupati. Altra iniziativa lodevole. Lo hanno snobbato.

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Art 1 La Persona in quanto essere umano evoluto, deve considerarsi una piccolissima parte della totalità delle forme di vita presenti nell'universo. Esse sono da considerarsi come cosa unica, indivisibile e inviolabile. Vi è daltronde, la comune accettazione, che l'unicum creato sia composto di un'infinità di particelle, ognuna differente e costante l'una dall'altra, mutevole nel tempo.