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Sai cos'è "IL BIENNIO ROSSO"?

Storia 16/2/2009

 

Il Biennio Rosso (1919 - 1920) è la locuzione con cui alcuni storici chiamano il periodo della storia italiana immediatamente successivo alla prima guerra mondiale in cui si verificarono soprattutto al nord mobilitazioni contadine, manifestazioni operaie, occupazioni di terreni e fabbriche con in alcuni casi tentativi di autogestione. Le agitazioni si estesero anche alle zone rurali della pianura padana e furono accompagnate da scioperi, picchettaggi e violenti scontri.

MENTRE IN RUSSIA...

Successivamente alla Rivoluzione bolscevica del 1917 e alla nascita della presa di coscienza di classe da parte dei contadini e dei ceti più bassi, in tutta Europa sorsero i primi timori da parte della borghesia e dei ceti medi, che vedevano nell'affermazione del bolscevismo la fine dei privilegi e dei valori acquisiti; questo timore delle democrazie occidentali era accresciuto dal fatto che la Russia sovietica era attivamente impegnata nella diffusione del comunismo nelle nazioni europee.

Lenin promuoveva la costituzione dei partiti comunisti in tutto il mondo, che avrebbero dovuto prendere le distanze dai socialisti democratici, rifiutare il sistema parlamentare e democratico oltre che realizzare una rivoluzione simile a quella russa. Il partito bolscevico riteneva inoltre necessario riunire in un'organizzazione internazionale tutti i partiti comunisti. Tale organizzazione prese il nome di Comintern (o Internazionale Comunista) e proponendo la rivoluzione mondiale. Nel 1920 a Mosca, il II Congresso del Comintern elaborò un documento che stabiliva in 21 punti le condizioni per aderire all'Internazionale Comunista. I 21 punti implicavano una totale sottomissione dei comunisti europei al partito sovietico. Questi punti scatenarono una forte contrapposizione tra socialisti riformisti e comunisti, provocando la scissione interna di molti partiti socialisti europei (vedi Gramsci a Torino con il giornale "L'Ordine nuovo".)

QUINDI IN ITALIA...

In Italia il "biennio rosso" fu caratterizzato dall'irruzione sulla scena politica di nuovi settori sociali, nuove idee e nuovi progetti volti a rinnovare profondamente la vita politica e sociale.

L'evento che segnò con forza l'apertura del biennio fu l'ondata di moti contro il caroviveri [1] che attraversò tutta la penisola tra primavera ed estate, mentre si ingrossava il movimento contadino con un'estesa e capillare serie di occupazioni delle terre. I socialisti organizzavano uno sciopero generale internazionale (20-21 luglio) per difendere le repubbliche socialiste sorte in Russia e Ungheria dall'aggressione militare delle potenze vincitrici della prima guerra mondiale.

Nel novembre del 1919, si tennero elezioni che per la prima volta utilizzavano il sistema proporzionale, voluto da socialisti e popolari. Il confronto elettorale era incentrato sulle liste di partito e non sui singoli candidati che spesso erano troppo "sponsorizzati". Ebbero la meglio due partiti di massa: il Partito Socialista (che si affermò con il 32% dei voti come primo partito) e il Partito Popolare (che ottenne alla prima prova elettorale il 20%). Questi risultati elettorali non garantirono comunque al paese la stabilità necessaria e il PSI, che aveva il maggior peso, continuò a rifiutare alleanze con i partiti "borghesi". L'Italia fu quindi guidata fino alla marcia su Roma da un'alleanza tra popolari e liberali.

Dopo scioperi e occupazioni delle terre, nel 1920 la protesta aumentò, passando all'occupazione delle fabbriche; la FIOM (sindacato metalmeccanici) aveva chiesto il rinnovo del contratto per ottenere aumenti salariali, ma gli industriali rifiutarono la richiesta. La risposta della classe dirigente provocò una grande tensione che sfociò nella proclamazione di uno sciopero bianco; gli industriali dichiararono la serrata ovvero la chiusura delle fabbriche.

Si verificarono inoltre durante questo periodo diversi atti di violenza nei confronti di alcuni proprietari terrieri, ma soprattutto verso i "crumiri" che non volevano aderire agli scioperi. [2]

In agosto scattò l'occupazione degli stabilimenti, guidata dai sindacati rossi, e in poco tempo 300 fabbriche a Torino, Milano e Genova furono occupate da più di 400.000 lavoratori. Gli operai organizzarono servizi armati di vigilanza e in alcuni casi proseguirono la produzione.

L'occupazione sarebbe dovuta essere per molti l'inizio di un processo rivoluzionario, ma la mancanza di strategia e l'incapacità di estensione del movimento lasciarono isolato il processo di rivoluzione.

Le conseguenze delle occupazioni indebolirono il governo Nitti, che si dimise per lasciare il posto all'ottantenne Giolitti, il quale assunse un atteggiamento neutrale, nonostante le pressioni degli industriali per sgomberare le fabbriche con l'esercito. Promosse invece il dialogo tra CGL e industriali, ottenendo gli aumenti salariali richiesti e la promessa, mai attuata, di un controllo sulla gestione aziendale. Le fabbriche furono sgombrate, ma la conclusione tutt'altro che pacifica, (227 morti e 1072 feriti riconducibili a lotte sociali nel 1920), non impedì l'accumulo di tensione e paura tra industriali e borghesi, spaventati da un eventuale rivoluzione socialista.

Il timore per ulteriori tumulti sociali cominciò a diffondersi, favorendo la richiesta di una soluzione reazionaria, anti-socialista e autoritaria (caro "b"enito tocca a te, ndr). Tra gli animatori del biennio rosso vi furono Amadeo Bordiga e Antonio Gramsci (ala estremista del socialismo italiano, contro l'impostazione passiva dei massimalisti, per una impostazione maggiormente attiva nei confronto della rivoluzione) futuri fondatori del PCd'I.


 




permalink | inviato da Menti_illuminate il 16/2/2009 alle 17:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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Art 1 La Persona in quanto essere umano evoluto, deve considerarsi una piccolissima parte della totalità delle forme di vita presenti nell'universo. Esse sono da considerarsi come cosa unica, indivisibile e inviolabile. Vi è daltronde, la comune accettazione, che l'unicum creato sia composto di un'infinità di particelle, ognuna differente e costante l'una dall'altra, mutevole nel tempo.